Bonèt

 

La sera sul ponte del Po: Magnifico! Al di là del bene e del male!

Friedrich Nietzsche

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Per il mio compleanno,  la mia famiglia mi ha regalato tre giorni a Torino. Non avevo mai preso in considerazione l’idea di andarci, non rientrava nei mie progetti di viaggio, Torino invece,  si è rivelata una piacevole sorpresa. Non voglio parlarvi di come arrivare o cosa visitare, non è nelle mie intenzioni, voglio invece raccontarvi le mie impressioni.  Siamo arrivati che pioveva e il cielo era grigio e coperto, la prima impressione è stata di una città molto austera e sobria, mi è sembrato di fare un salto indietro nel tempo e di essere finita in una città nell’ottocento.  Con il passare delle ore si è rivelata invece molto elegante e  piena di vita,   è un susseguirsi di piazze, portici, palazzi, musei, viali alberati e vie piene di gente.

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Torino
Piazza San Carlo

Ho visitato diversi musei, ma quello che mi ha più impressionato è stato Palazzo Reale, è una reggia maestosa e sfarzosa , ogni sala è completamente affrescata, stuccata e dorata, si respira ricchezza ad ogni passo,  mi ha colpito pensare che meno di ottant’anni fa c’erano persone che ci vivevano, circondate da centinaia di servitori, persone che nel giro di pochi  giorni, hanno perso tutto.

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Palazzo Reale

 

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Torino
Sala da ballo
Torino
Armeria Reale

Il centro storico di Torino è costituito da vie e piazze ordinate geometricamente, ho scoperto che Torino ha una pianta a scacchiera, quindi vie dritte e lunghissime,  e i loro nomi richiamano alla memoria vicende e personaggi storici: Corso Vittorio Emanuele II, Piazza Vittorio Veneto, Via Garibaldi, Via Po, Piazza San Carlo, Piazza Castello, Piazza Carlo Felice, Via Roma, Piazza Statuto, del resto qui si è fatta la nostra storia  e Torino è stata la prima capitale d’Italia.

Visitare il Museo Nazionale del Risorgimento, ricco di reperti storici, mi ha riportato alla memoria tutte le persone che si sono sacrificate e sono morte lottando per degli ideali in cui credevano fortemente.

L’area pedonale è vastissima,  costellata di negozi, boutique, arte e artigianato, locali e ristoranti. Il cibo è sostanzioso e ricco, tipico delle città del nord, circondate dalle Alpi.

La cucina è ricca di pasta fresca, soprattutto ripiena, e di carni  e cacciagioni, che prevedono lunghe cotture, per non parlare poi del cioccolato, il tutto accompagnato da ottimi vini.

Obbligatorio assaggiare il bicerin, tipica bevanda torinese, composta da caffè, cioccolato e crema di latte, noi siamo stati al Caffè Mulassano, situato nei pressi di Piazza Castello e devo dire che ne è valsa la pena.

L’ultimo giorno siamo stati a Stupinigi, per vedere la Palazzina di Caccia dei Savoia, nonché residenza prescelta da Napoleone nei primi anni dell’800. Anche qui si respira lusso, sontuosità e arte.

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foto di Fabio Luino www.mepiemont.net
Stupinigi
Palazzina di caccia di Stupinigi
Stupinigi
Sala da gioco

Stupinigi

La palazzina è circondata dalle vecchie abitazione della servitù reale, all’interno di una di queste si trova il Ristorante Sabaudia, dove abbiamo pranzato, ho trovato i piatti ottimi, eseguiti con prodotti di prima qualità, abbiamo mangiato degli gnocchi di patate buonissimi  e morbidissimi che si scioglievano in bocca, e devo dire che da veronese, amante degli gnocchi, li ho apprezzati moltissimo, qui ho anche assaggiato il bonèt, ed è proprio di questo dolce che voglio lasciarvi la ricetta

bonet

bonet

bonèt

bonet

Il bonèt o bunet è un dolce tipico piemontese, non è un budino ma una crema cotta, perché va fatto cuocere in forno come il creme caramel o la creme brulèe.

Sapevo della sua esistenza, ma non l’avevo mai mangiato, ne tantomeno cucinato. Ho scelto la ricetta di Luca Montersino, perché le sue ricette sono  sempre una garanzia, ho fatto solo un cambiamento, ho diminuito il quantitativo di amaretti, perché per il mio gusto personale si sentivano troppo.

Per queste dosi servono due stampi da plumcake, se non li possiedi puoi tranquillamente usare due teglie da forno rotonde.

RICETTA

Caramello
150 gr di zucchero
1 cucchiaio di acqua
 
Bonet
340 gr di uova intere
150 gr di zucchero
75 gr di cacao amaro
150 gr di amaretti sbriciolati grossolanamente a mano (io ne ho usati 100 gr.)
600 gr latte intero fresco
150 gr di panna
30 gr caffè
15 gr ruhm
i semi di una bacca di vaniglia
 
Per decorare
Panna montata leggermente zuccherata
amaretti
 
Per il caramello
Fai  il caramello scaldando l’acqua e lo zucchero insieme, senza mescolare mai, a fuoco molto vivo, al massimo fai ruotare leggermente la teglia per scuotere lo zucchero. Quando il caramello sarà ben dorato versalo sul fondo di due stampi da plumcake.
 
Per il bonet.
Versa in un pentolino panna e latte e porta a bollore
 
In una ciotola miscela velocemente,  senza montarle,  le uova e  lo zucchero, 
(attenzione a non  montare le uova, vanno solo miscelate: se venissero montate, il dolce risulterebbe tutto bucherellato e spugnoso). Unisci il cacao  setacciato, il caffè, la vaniglia, il rhum. Sbriciola a mano e grossolanamente gli amaretti e uniscili alla crema di uova. 
Versa sulla crema il latte e la panna bollenti e amalgama con la frusta, cercando di non incorporare aria. Con un mestolo metti  il composto negli stampi da plumcake.
In una teglia  che possa  fare da bagnomaria,  metti sul fondo uno strato abbastanza spesso di carta da cucina (due o tre fogli sovrapposti), posiziona gli stampi con il composto e riempi di acqua ben fredda la teglia per oltre la metà della sua capienza. L’acqua fredda e la carta cucina serviranno a diffondere più dolcemente il calore.
Scalda il forno a 130/140° (una temperatura maggiore farebbe risultare il dolce con dei “buchetti” all’interno) e cuoci per un’ora circa.
 
Fai raffreddare, passa un coltello lungo i bordi e sforma il bonèt,  con una spatola lunga, fai scivolare via   il caramello dalla cima del dolce, per decorare con panna montata (il caramello  altrimenti, farebbe scivolare via le decorazioni di panna montata).
Decora a piacere  con la panna montata e gli amaretti.
Il bonet si gusta e si taglia meglio se riposa in frigo  almeno qualche ora. Meglio sarebbe cucinarlo il giorno prima di gustarlo.
 
 
 
 

 

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